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Intervista a Vénera Kastrati, membro fondatore di Make in Progress

"L’obiettivo è che l'ex-filanda si trasformi in un luogo in grado di avvicinare il pubblico all’arte contemporanea, favorire l’interscambio multidisciplinare tra artisti, critici, esperti di settore".

  • 06 dicembre 2016

Che ruolo hai avuto nel progetto dell’exFilanda?

Sono membro fondatore dell’Associazione Make in Progress (MIP), nata in risposta all’omonimo progetto di sperimentazione sociale “verso la Filanda” condotto nel comune di Sulbiate a partire dal 2014 e supportato dal Politecnico di Milano attraverso il Prof. Venanzio Arquilla.

All’interno di MIP sono direttrice dell’iniziativa “EX-NEW” che intende promuovere l’arte contemporanea sul territorio. L’idea di base è che la filanda possa diventare un luogo innovativo dedicato alla ricerca e al dialogo tra diverse discipline artistiche. EX-NEW intende sensibilizzare il pubblico rispetto all’arte contemporanea, combinando attività didattica, divulgativa, produttiva, espositiva, e si fonda su partecipazione, apertura e condivisione.

In “The Age of Earthquakes” Hans Ulrich Obrist sottolinea che “il progresso tecnologico ha accelerato al punto che il futuro sta accadendo ai nostri occhi molto più velocemente di quanto avremmo mai potuto prevedere”. EX-NEW vuole indagare sulla trasformazione del pensiero e dell’operare dell’artista contemporaneo nell’era post internet e proporsi come strumento di connessione, a differenti livelli, tra vita e arte. É un centro di ricerca per l’arte contemporanea “extreme–new” ma allo stesso tempo vi si respira la consapevolezza di non poter stare al passo col “presente estremo”, trasformando questo limite nell’opportunità di recuperare la memoria artistica per reinterpretarla in nuove potenziali visioni futuristiche.

La contaminazione dei saperi è uno degli ingredienti fondamentali di questo luogo. In che modo il tuo percorso artistico è stato contaminato dalle altre realtà incontrate nel percorso di costituzione dell’exFilanda?

La singolarità della proposta di EX-NEW è data dalla contaminazione tra l’elemento artistico-umanistico e quello innovativo-tecnologico, basata sulla commistione tra arte e fabbricazione digitale.

Per il momento è la mia esperienza d’artista ad aver contaminato il progetto e non viceversa. Siamo ancora nel periodo della semina, un momento cruciale in quanto si prendono decisioni che determineranno la qualità di ciò che andremo a raccogliere in futuro, sia come comunità che in senso individuale. Piuttosto sto sperimentando le difficoltà di operare all’interno di un gruppo estremamente eterogeneo, nella speranza che possa rappresentare la chiave di successo dell’intero progetto.

Si è parlato molto all’inaugurazione di partecipazione e coinvolgimento del territorio: com’è stata la vostra relazione con gli abitanti nei due anni trascorsi e che tipo di contributo hanno portato alla nascita della Fabbrica del Saper Fare?

Come già detto EX-New nasce all’interno di “Make In Progress”, attraverso il quale negli ultimi due anni, abbiamo erogato 14 workshop (compresi 10 incontri in collaborazione con la Scuola Media di Sulbiate) presso il Centro Civico di Sulbiate, registrando una buona affluenza di pubblico.

Ex-New risponde alla totale assenza sul territorio (il nord-est milanese e la provincia di Monza e Brianza) di spazi condivisi legati alla creatività artistica in simbiosi con la manifattura digitale e che promuovono la ricerca nell’arte contemporanea.

Penso che tale carenza sia da addebitarsi all’influenza della vicina di Milano più che a un reale disinteresse della comunità. Sulbiate si trova strategicamente equidistante dai capoluoghi di Milano, Bergamo e Lecco. Le loro province rappresentano potenziali bacini d’utenza per l’Ex-Filanda.

Non nascondo che operare nel contesto della provincia è molto complesso ma allo stesso tempo rappresenta una grande sfida. La qualità della risposta del territorio sarà una delle discriminanti per il successo dell’ex-filanda ma al momento è difficile fare previsioni. Ovviamente stiamo lavorando anche alla sostenibilità economica del progetto globale. Questo tipo di problematiche tende spesso a deprimere l’entusiasmo della creatività e lo slancio del sogno, finendo per ridimensionare le aspettative e limitandone i risultati.

Che cosa ha rappresentato per te l’exFilanda negli ultimi due anni e che cosa sarà domani?

Finora è stato soprattutto un incubatore per le nostre idee. Per quanto mi riguarda l’obiettivo è che si trasformi in un luogo in grado di avvicinare il pubblico all’arte contemporanea, favorire l’interscambio multidisciplinare tra artisti, critici, esperti di settore e pubblico, offrire agli artisti un luogo dove possano fare ricerca attraverso l’utilizzo di mezzi espressivi di ultima generazione, e infine introdurre e promuovere sul territorio una proposta innovativa basata sulla commistione tra arte e fabbricazione digitale.

Cosa significa “saper fare” secondo te?

Prima di tutto vuol dire riprendere possesso delle nostre capacità percettive e intuitive. Abilità quali la visione e l’ascolto si apprendono con la formazione e si coltivano con l’esercizio quotidiano. Un luogo sopraffatto dall’inquinamento visivo e acustico indebolisce le nostre facoltà di tradurre le forme e i suoni in significati e la nostra sensibilità nei confronti dell’ambiente stesso.