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Intervista a Michela Gualtieri, fondatrice di Tribook, la community che fa incontrare lettori e librai indipendenti

"L'esistenza e la diffusione delle librerie indipendenti sul territorio è garanzia di libertà e di scelta per tutti"

  • 11 novembre 2016

Chi è Tribook? Il nome fa pensare a una tribù di lettori: che tipo di intervento proponete con la vostra impresa culturale?

Il nostro progetto vuole preservare la bibliodiversità e ampliare il pluralismo culturale rendendo nuovamente competitive le librerie indipendenti, che rappresentano importanti presidi culturali sul territorio: forti della competenza e dell’indipendenza di chi le gestisce, garantiscono la molteplicità di voci per un mercato editoriale vario e indipendente.

Sul sito di Tribook i librai suggeriscono letture, valorizzando il loro ruolo di selezione del catalogo e di orientamento del lettore, e i lettori acquistano online direttamente dai librai della loro città, scegliendo tra il ritiro in negozio e la consegna a domicilio tramite bike delivery.

In questo modo creiamo una community online – la tribù di Tribook – intorno alle librerie indipendenti. Il nostro servizio ha così una proposta di valore molteplice: i librai possono sfruttare un nuovo canale di vendita e attrarre nuovi clienti, mentre i lettori scoprono e condividono nuove letture, usufruendo della comodità dell’e-commerce arricchito di un’esperienza di acquisto umana, responsabile e sostenibile.

 

Restando sul tema lettura, facciamo finta che Tribook sia un romanzo: chi sono i suoi protagonisti?

Sarebbe un romanzo corale, in cui librai, lettori, editori trovano finalmente una piazza in cui dialogare e fare rete.

 

La bibliodiversità, la valorizzazione di librerie e case editrici indipendenti, la promozione di acquisti maggiormente consapevoli e sostenibili, un rapporto più diretto tra il lettore e il libraio: le vostre sfide si muovono su più fronti, che non toccano solo il pubblico dei lettori, ma il settore dell’editoria, il mercato e la distribuzione libraria. Come le spiegheresti ai “non addetti ai lavori”?

Il termine bibliodiversità, che riprende il concetto più noto di biodiversità, si usa per indicare la varietà e diversità culturale applicata al mondo del libro, resa possibile dalla diversificazione della produzione editoriale messa a disposizione del lettore.

In Italia esistono più di 4.500 case editrici attive, che ogni anno pubblicano in totale quasi 69.000 titoli, eppure la semplice esistenza di questa vasta produzione non garantisce un’equa distribuzione sul mercato: gli scaffali dei punti vendita sono, infatti, affollati di titoli dei grandi editori, che in Italia controllano anche le società di distribuzione (vale a dire gli intermediari tra editori e librerie) e le principali catene di librerie. Chi è proprietario del canale di vendita influenza la diffusione dei prodotti editoriali, oscurando alla vista del lettore una buona fetta di quello che lui potrebbe leggere.

È per questo che l’esistenza e la diffusione delle librerie indipendenti sul territorio è garanzia di libertà e di scelta per tutti.

 

Questa tribù s’incontra solo on line? Cosa bolle in pentola per i prossimi mesi?

 

La tribù non è solo online, anzi noi vogliamo adottare una strategia multicanale che coniughi l’esperienza digitale con quella nel negozio fisico, invogliando i lettori a tornare in libreria e a incontrarsi in altre situazioni.

In occasione di Bookcity Milano, il prossimo 20 novembre presso il Laboratorio Formentini, terremo una tavola rotonda proprio sul tema della bibliodiversità, che sarà occasione per un confronto tra i diversi operatori del settore: un incontro per generare consapevolezza in una fascia di lettori più attenti.

Per il 2 dicembre abbiamo invece in programma una serata al Cinema Beltrade dedicata a David Foster Wallace: ci sarà un aperitivo buffet con giochi e quiz letterari, seguiti dalla proiezione del film “The end of the tour”, tratto dal libro intervista “Come diventare se stessi”, di David Lipsky, che vede Foster Wallace come protagonista.