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Intervista a Mattia Costa, ideatore del FILM-LIVE

"Il format del FILM-LIVE, come lo abbiamo immaginato e realizzato noi, permette al pubblico di avvicinarsi alla torta, mettere il dito nella panna e spegnere la candelina DAVVERO!"

  • 01 febbraio 2017

Quando il cinema prova a trasformarsi, a giocare sui suoi limiti, a indagare il confine tra finzione e realtà nasce un nuovo modo di intendere la proiezione, lo sguardo del pubblico e la sua partecipazione. Fino a che punto il cinema e il mondo “reale” possono contaminarsi? E quale nuova lettura della realtà può nascere quando il set cinematografico apre le sue porte allo spettatore? Cerchiamo di capirlo da Mattia Costa, ideatore del FILM-LIVE, il film che viene proiettato nello stesso momento in cui è girato.

Che cos’è un film-live?

Il FILM-LIVE è un film in piano sequenza trasmesso in diretta. Il pubblico ha poi la possibilità di visitare i luoghi reali dove il film è stato appena girato. In questo senso, il FILM-LIVE è uno strumento estremamente potente che collega l’immaginario alla realtà.

Sono molti i “frammenti di DNA” del linguaggio del film-live. Chi ha una certa familiarità con l’immaginario cinematografico potrà ritrovare alcune suggestioni che anticipano questa sensibilità: Buster Keaton immagina di poter “entrare” in un film e indagare come un investigatore il racconto nel quale si trova immerso; Woody Allen immagina di fare uscire il personaggio dallo schermo del cinematografo perché si è innamorato di una spettatrice; Mel Brooks inventa la videocassetta istantanea in commercio ancora prima che il film sia finito. E potrei andare avanti quasi all’infinito con esempi di questo genere.

 

L’attore americano Woody Harrelson ha appena girato “Lost in London”, il suo primo film in diretta, ispirato alla notte in cui è stato arrestato a Londra. E Film-Live non poteva mancare… Com’è andata?

Ho avuto l’opportunità di essere finalmente spettatore di qualcosa che sperimento da anni. Per la prima volta non ero il regista, ma un semplice spettatore emozionato come un bambino in giorno di Natale!

L’emozione e le aspettative erano molto alte. Se gli fosse andata male, avrebbe seppellito quasi dieci anni di ricerca, non solo mia, ma di oltre duecento persone che mi hanno seguito nei vari progetti. Tra le più tenaci, caparbie e coraggiose, sempre in prima fila, ci sono Chiara Ligi, Valentina Summa e Francesca Bennett.

Personalmente, è stato un piacere infinito incontrare altri “folli” che navigano i nostri stessi mari. Certo, la loro imbarcazione è un transatlantico nucleare, la nostra solo un gommone a pedali! Però è stata un’emozione fortissima rendermi conto che stavo assistendo ufficialmente alla nascita di una nuova categoria di cinema.

Woody Harrelson e la sua squadra hanno dato il meglio di sé: attori strepitosi, tecnici audio ed operatore video spettacolari, un prodotto con un ottimo ritmo e qualche sbavatura che, anziché distrarti, aumenta il coinvolgimento proprio perché ricorda a tutti gli spettatori che stanno condividendo lo stesso tempo degli attori… e questa è davvero una rivoluzione copernicana nel cinema.

 Woody ha girato “Lost in London” vicino al cinema dove lo proiettavano in diretta, ma non è entrato fisicamente in nessun modo nella multisala. Avrebbe potuto farci capire che davvero stava facendo un film in diretta, lasciare una traccia di verità… e invece no! Non ci ha incontrato e, finita la proiezione, quando sono andato a cercare i set dove avevano appena girato il film, il tutto era già in disallestimento. Il film era finito e non ci aveva incontrato, ci aveva lasciato fuori. “Che tristezza”, ho pensato in quel momento. Ma immediatamente dopo realizzo, come in una epifania: “Woody ha cucinato la torta, e a noi ha lasciato la possibilità di aggiungere la ciliegina e accendere la candelina”.

Perché il format del film-live, come lo abbiamo immaginato e realizzato noi, permette al pubblico di avvicinarsi alla torta, mettere il dito nella panna e spegnere la candelina DAVVERO! E allora mi sento di dire: “Buon Compleanno cinema dal vivo, sei nato!

 

Un “film girato nello stesso momento in cui è proiettato” determina un forte cambiamento del ruolo dello spettatore: quanto contano per te la responsabilità e il coinvolgimento di chi osserva?

La responsabilità dell’osservatore è quasi più importante di quella del regista, perché sarà proprio lo spettatore a scriverne il senso, a trasformarlo nel reale, a cambiare la prospettiva. In altre parole, il film-live ti permette di scegliere cosa ti porti a casa dell’esperienza vissuta. Il coinvolgimento di chi osserva si fa gesto e incontro. Sta a noi rispondere con un muro o con un invito, chiudendo gli occhi o condividendo uno sguardo. Non si potrà più dire “ma tanto era solo un film…”. In tal senso, il film-live è uno strumento artistico e percettivo che aumenta la lettura critica della realtà che ci troviamo a vivere.

 

La vostra impresa è appena stata selezionata per la terza edizione del bando IC di Fondazione Cariplo. Quando è cominciato il cammino di Film-Live? Ci parli di Atlante? Qual è stato l’insegnamento più prezioso che hai ricevuto realizzandolo?

Atlante” è stato il primo film-live che abbiamo realizzato. Ispirato da un racconto di Gianni Canova e dal libro “Cosmologie violente. Percorsi di vite criminali” di Lorenzo Natali e Adolfo Ceretti, e sceneggiato da Alberto Basso, “Atlante” è un viaggio nella morte che chiede di tenere gli occhi aperti, per evitare che la paura ci renda ciechi prima del tempo. Non mi sarei sentito a posto con la mia coscienza se non avessi fatto qualcosa per scuotere ed esorcizzare l’incontro con l’orrore che sentivo avvicinarsi alla porta dopo l’11 settembre. Di fatto, nel 2008, dopo diversi anni di riflessione e di prove, sotto l’ala creativa di Paolo Rosa ed Elisabetta Longari, docenti presso il “Dipartimento di Arti e Comunicazioni Multimediali dell’Accademia di Belle Arti di Brera”, conclusi una tesi intitolata “Unicità spazio-temporale e risorgenza del reale nel film-live”. Un titolo certamente impegnativo, che costringeva a fare davvero sul serio. Aprivo quel lavoro con questa frase: “L’11 settembre un quadro di Braque e Picasso è entrato nel mio salotto di casa, ed ora sto vivendo nei suoi titoli di coda“. Ecco, Atlante ha rappresentato e realizzato questa consapevolezza. Grazie a quell’esperienza ho capito che l’orrore non è armato; l’orrore vuole solo la compassione e una carezza. Per questo dobbiamo aprire gli occhi e toccare con mano le idee che ci terrorizzano, per seminarle di nuovi pensieri possibili. La cosa più importante di quella prima esperienza è l’aver potuto constatare che solo andando contro corrente si può volare, manovrare il nostro pensiero, schivare ciò che ci vuole investire prevedendo il suo arrivo.

Per quanto ne sapevo poteva essere il primo e l’ultimo film-live della mia vita. Chiesi a mio padre le economie per produrlo e per validare le mie teorie sul linguaggio. Per fortuna quello fu solo l’inizio di questa meravigliosa avventura….