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Intervista a Fabio Viola, Gamification Designer e presidente di TuoMuseo

  • 09 febbraio 2017

Dieci personaggi si aggirano negli spazi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli e tra le sue opere più note, spaziando liberamente per le strade della città, perfettamente riprodotte a mano. Nasce così “Father and Son”, il primo videogame pubblicato da un museo, nato da un progetto di Paolo Giulierini – direttore del Mann – Ludovico Solima – Professore dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” – e Fabio Viola, Gamification Designer e presidente di TuoMuseo. Il professor Solima considera questo progetto una nuova forma di storytelling. Che ne pensa Fabio Viola?

Iniziamo con le presentazioni: di che cosa si occupa un Gamification Designer?

La mia è una carriera un po’ atipica. Ho studiato Archeologia e nel mentre a 21 anni fondai la mia prima start-up. Da allora ho avuto la fortuna di poter lavorare per alcune delle più famose aziende di videogiochi al mondo, supportare aziende nelle logiche di coinvolgimento e coordinare il Master in Engagement e Gamification Design per IED Milano. Minimo comune denominatore è la ricerca di nuove modalità di vivere oggetti ed esperienze mutuando la capacità attrattiva dei videogiochi e la conoscenza dei comportamenti umani dalla psicologia e dalle scienze comportamentaliInsomma il gamification designer è una persona che cerca di rendere cittadini, lavoratori, studenti e consumatori protagonisti del mondo in cui abitano, con un occhio di riguardo alle nuove generazioni.

 

Il mondo dei videogiochi, quello dei beni culturali e il marketing si esprimono spesso in ambiti molto distinti. Con TuoMuseo danno vita invece a un’unica squadra, ricca ed eterogenea. Ci racconti la sua nascita?

Nasciamo nel 2016 con la missione di supportare le istituzioni pubbliche e private nella progettazione e realizzazione di politiche con un forte focus sul raggiungimento di nuovi pubblici e il loro coinvolgimento. Da qui prende vita l’associazione culturale TuoMuseo che attualmente conta dieci risorse provenienti da mondi molto diversi e apparentemente lontani: siamo sviluppatori, artisti, game designers, project manager, film-maker oltre ovviamente a figure più strettamente di formazione in materie culturali. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza Fondazione Cariplo che, al termine di un lungo percorso, ci ha premiato come vincitori nell’ultima edizione del bando Innovazione Culturale.

 

Parliamo di “Father and son”, il primo video-game pubblicato da un museo archeologico con l’idea di avvicinare all’arte una gamma più ampia di pubblico. Come si gioca?

Sarà scaricabile gratuitamente a partire da Aprile 2017 sugli store Apple e Google e fruibile quindi sui propri smartphone e tablet con possibile rilascio PC in una fase successiva. È un gioco 2D a scorrimento orizzontale fortemente incentrato sulla dimensione emotiva e narrativa. Un viaggio senza tempo alla scoperta delle proprie radici e del legame tra passato e presente. Tutto disegnato a mano, intreccia piani narrativi stratificati in diverse epoche (romana, antico Egitto, borbonica e presente). In quanto progetto pioneristico su scala mondiale, non abbiamo potuto attingere a casi precedenti e tanto del nostro sforzo è stato dedicato al bilanciamento dei linguaggi e delle meccaniche di gioco per renderlo adatto tanto ai giovanissimi quanto agli adulti. Nel corso del gioco si visiterà il Museo Archeologico Nazionale di Napoli interagendo con alcune delle sue opere chiave per immergersi in storie a esse collegate.

 

Perché avete scelto un padre e un figlio come protagonisti di questa storia?

Volevamo esplorare il tema del rapporto tra presente e passato, sia prossimo che remoto, partendo dall’assunto che le emozioni e i sentimenti non hanno tempo. Una coppia di fidanzati ha provato le stesse emozioni nell’Alto Egitto seduta ad ammirare un cielo stellato al pari di una coppia dei giorni nostri durante la notte di San Lorenzo. A cambiare i destini e le vite sono le scelte, un padre che abbandona la sua famiglia e si racconta sul punto di morte con una lettera che dà l’avvio al gioco e un altro padre che decide di tornare indietro per trascorrere le ultime ore insieme alla sua famiglia durante l’eruzione del Vesuvio nel 79 d.c. A livello di gameplay abbiamo introdotto la time mechanic, visibile nel video, che consente al giocatore di passare in tempo reale da una situazione storica all’altra conferendo questo senso plastico di continuità.

 

Hai definito i video-game dei “medium culturali dell’umanità”. Che tipo di apporto può offrire un videogioco a un ente museale?

Sono fermamente convinto, e lo scrissi in un editoriale la scorsa estate su ArtTribune, che i videogiochi siano essi stessi una delle più fresche e vivaci espressioni artistiche e culturali del nostro tempo superando l’idea di un prodotto puramente creativo e d’intrattenimento. I videogiochi, e in generale le logiche di gamification, consentono di portare il “museo fuori dal museo” andando a raggiungere nuovi pubblici con modalità e linguaggi a loro vicini nella quotidianità. Non bisogna dimenticare che nella sola Italia oltre 20 milioni hanno utilizzato videogiochi nel 2015, nel mondo siamo ben oltre il miliardo di persone. Inoltre i videogiochi consentono un nuovo tipo di narrazione e immersione che mi piace chiamare “storydoing”, il giocatore diventa protagonista attivo della storia all’interno della quale prende costantemente decisioni e ne altera addirittura i finali. Infine il videogioco è uno degli strumenti che consente a un’istituzione culturale di mantenere vivo il contatto e il coinvolgimento anche dopo l’esperienza diretta.