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La parola a Matteo Caccia, ospite il 30 novembre con la giuria della terza edizione IC

"Credo che sia fondamentale imparare a leggere i bisogni e le esigenze delle persone intorno a noi, solo in quel modo possiamo capire cosa sarà utile e interessante domani."

  • 24 novembre 2016

Scrittore e interprete per il teatro, conduttore radiofonico per Radiopopolare, Radio 24 e Radio2, Matteo Caccia ha raccolto, composto e narrato storie per la televisione, il teatro e la radio. Amnèsia, Voi siete qui, Una vita e Pascal sono le sue trasmissioni e i progetti di storytelling radiofonico più noti. Quest’ultimo è in onda ogni giorno dalle 22.30 alle 23.30 e ogni puntata racconta, a partire da piccoli episodi di vita vissuta da scrittori e ascoltatori, due storie straordinarie. Il 30 novembre sarà l’ospite speciale della Pitching Session di IC  con un intervento a tema lettura e immaginazione. Che cosa significa innovare per lui e quali consigli darebbe a un aspirante imprenditore culturale?

 

“Ogni essere umano è diverso da un altro ma le tappe della vita sono simili per tutti”, si legge nel blog della tua trasmissione Una vita. L’innovazione culturale si può declinare in tanti modi diversi, ma quali sono a tuo parere i presupposti irrinunciabili?

Credo che per innovare in qualsiasi ambito o angolo del pianeta non si possa fare a meno di conoscere perfettamente quello che stanno facendo in giro le persone che fanno bene il nostro stesso lavoro, non ci si possa affezionare troppo a quello che abbiamo scoperto o creato perché dovremo essere noi stessi a migliorarlo, e infine credo che sia fondamentale imparare a leggere i bisogni e le esigenze delle persone intorno a noi, solo in quel modo lì possiamo capire cosa sarà utile e interessante domani.

 

Le tue storie hanno il potere di trasformare piccoli episodi di vita vissuta nella narrazione di eventi straordinari. Tutto questo può avere a che fare con il concetto di innovazione: in quale misura innovare vuol dire immaginare da zero e in quale misura invece saper leggere e trasformare?

In ogni storia che ricevo cerco di individuare un cuore, l’elemento che ha dato la forza propulsiva all’autore di decidere di scriverla e condividerla, il cuore di quella storia è per lo più un aspetto di umanità in cui tutti ci riconosciamo ma che lui ha trasmesso con una veste tutta sua, e spesso nuova. Ogni storia di vita che racconto non è altro che la trasformazione di un elemento quotidiano, ordinario o straordinario, in un elemento narrativo universale in cui ognuno di noi intravede un pezzo di sé.

 

“È una storia incredibile, è la mia ed è vera”, come dice Matteo in apertura del tuo Amnèsia. 30 nuovi progetti IC dovranno presentarsi a una giuria di esponenti del mondo dell’impresa, della cultura, delle istituzioni e del digitale. Un buon team non è solo capace di costruire una buona idea, ma anche di renderla credibile. Cosa consiglieresti agli aspiranti imprenditori?

Ogni volta che qualcuno racconta, scrive o mostra una storia, che quindi sia un episodio con un inizio uno sviluppo e una fine, quel racconto ottiene due cose: cattura chi ascolta e lo intrattiene. Questa micro struttura la si può utilizzare quando vogliamo insegnare qualcosa, educare qualcuno, esporre un concetto. Una storia alla fine altro non è che un esempio, un elemento che senza spiegare mostra come funziona qualcosa. In fondo una buona presentazione ha bisogno di catturare e intrattenere, e forse raccontare è meglio che spiegare.