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“Stabilità, prospettive e sviluppo” per l’impresa culturale. L’esperienza di Tedacà, testimonial per Funder35 in ArtLab 2017

"Giornate intense come quelle vissute ad Art Lab a Taranto e Matera sono state un tempo giusto, in cui fermare il pensiero e riaprire l’ascolto e il confronto ad altre esperienze da cui vedere e riconoscere pezzi del proprio lavoro e della propria identità."

  • 17 maggio 2017

Partiamo dall’identikit: chi è Tedacà?

L’Associazione Tedacà nasce a Torino nel 2002 ed è una compagnia di artisti, di ricerca e sperimentazione attiva sul territorio. Dal 2002 a oggi ha raccolto numerosi premi e riconoscimenti nazionali. Ha come scopo principale l’espressione dell’umano attraverso l’uso delle arti della scena. Per Tedacà, il teatro, la danza, il canto e la musica sono strumenti fondamentali di racconto e testimonianza dell’uomo, delle sue difficoltà, delle sue contraddizioni, capacità e desideri.

bellARTE è la sua casa dove settimanalmente propone eventi di qualità. Dal 2009 ha anche un nuovo spazio: Cartiera in via Fossano 8 sempre a Torino.

Tedacà fonda i suoi principi sull’accessibilità dell’arte performativa. È sempre sensibile al rapporto con le persone, con i giovani, le scuole, il territorio e le storie dei suoi abitanti. Ogni anno sviluppa progetti e spettacoli sui temi della contemporaneità, anche attraverso creazioni di nuove drammaturgie che scaturiscono dalle testimonianze dirette dei cittadini e sono poi messe in scena dagli artisti. Propone laboratori artistici per tutte le età e i livelli, progetti per le scuole di ogni ordine e grado e collabora con associazioni e realtà di tutta Italia.

 

Vi è capitato in questi anni di collaborare con altre realtà che hanno progetti affini al vostro?

Dal 2015 Tedacà inizia un percorso di sinergia con altre due compagnie: Il Mulino di Amleto, compagnia fondata da attori della Scuola del Teatro Stabile di Torino, instancabile nella ricerca di un teatro in cui i “Classici” siano affrontati come testi contemporanei e i “Contemporanei” come testi classici, e La Compagnia dei Demoni, fondata da attori della Scuola del Teatro Stabile di Genova, che esplora la drammaturgia contemporanea sia con progetti originali sia con la ricerca di nuovi autori italiani e stranieri. Le tre compagnie camminano insieme in un percorso fondato sulla condivisione e compenetrazione di conoscenze, pratiche, risorse, forze, intelligenze, professionalità e potenzialità. Nella ricerca di un “bello che deve ancora venire”.

 

Nel 2015 siete stati beneficiari del contributo sul bando Funder35 per le migliori imprese culturali giovanili: com’è andata?

Tedacà ha vinto il bando Funder 35 nel dicembre 2015 con un progetto che aveva come obiettivo quello di integrare la progettazione e le attività di Tedacà e de Il Mulino di Amleto. In breve tempo questo percorso si è esteso includendo anche la Compagnia dei Demoni.

Tre le parole chiave: stabilità, prospettive e sviluppo. Le tre compagnie hanno deciso di unirsi, pur rispettando la diversità e l’identità artistica di ciascuna, per:

– aver voce, ovvero diventare un interlocutore “interessante” delle politiche culturali del territorio di riferimento;

– non sentirsi soli, per promuovere la condivisione di metodologie, progetti, personale, prospettive e difficoltà in un tempo in cui spesso le realtà si “sentono sole” in un mare in burrasca;

– crescere ed estendere le possibilità di sviluppo e di accesso a bandi e nuove risorse attraverso progettualità dal più alto valore culturale, sociale e artistico.

 

Quali sono stati gli esiti più preziosi dal progetto che avete condiviso con Il Mulino di Amleto e la Compagnia dei Demoni e, più in generale, da questi due anni di cammino insieme?

Il primo frutto della condivisione è stato… la bellezza della vittoria. Viviamo tutti in mercati saturi, dove ognuno cerca di ritagliarsi un proprio spazio di emersione. Progettare è il nostro modo per “creare un nostro spazio”. Leggere il proprio progetto fra i vincitori è un momento indimenticabile ma è anche un rimando di qualità che arriva da interlocutori di grandissimo rilievo e allora si pensa… La nostra idea ha un valore!

In secondo luogo il lavoro di squadra ha portato a un proficuo lavoro di progettazione comune, il rafforzamento della struttura organizzativa e amministrativa e il potenziamento della capacità distributiva di ogni singolo progetto.

Abbiamo incrementato anche la capacità di racconto di quel che facciamo. Quindi social, siti, materiali, cataloghi delle attività, lavoro di rappresentanza… parole… che sono diventati pezzi fondamentali e quotidiani del nostro lavoro.

Abbiamo aperto occhi e “naso” su nuovi mercati che non avevamo mai pensato e immaginato.

Fin qui tutto era scritto nel progetto ma poi sono arrivati anche degli effetti impensati.

La nostra casa è diventata una “casa comune”, fisica e metaforica, spazio di ospitalità di prove, progetti, allestimenti.

Nel momento in cui si diventa un interlocutore delle politiche culturali di un territorio, aumentano le possibilità ma crescono di pari passo le complessità a cui rispondere e in cui “vivere”.

L’unione di tre soggetti e il rispetto delle identità artistiche di ogni percorso diventano un “lavoro” di confronto, scontro, incontro quotidiano.

Spesso il sistema e i processi burocratici in cui operiamo non sono assolutamente pronti ad accogliere con meccanismi premianti le unioni e le condivisioni progettuali nonostante i “proclami” e le annunciazioni. Quando un progetto è il frutto di un’integrazione e di una collaborazione così articolata e condivisa, 1+1 dovrebbe fare 2,5 e non 1,5! Quindi anche su questo fronte bisogna raccontare, incontrare, spiegare, approfondire la strada che stiamo tentando di realizzare.

 

Insomma grandi risultati e grandi fatiche…

Partiamo dai risultati: nel 2014 il bilancio diviso delle realtà era di 290.000 euro (Tedacà) euro e 60.000 euro (Il Mulino di Amleto) mentre Compagnia dei Demoni arrivava da un anno di sostanziale inattività.

Nel 2015 il bilancio diventa di 430.000 euro quindi ben 80.000 euro in più rispetto alla somma dei due bilanci precedenti e nel 2016 il bilancio diventa 540.000 euro quindi con 190.000 euro in più rispetto alla somma dei due bilanci separati del 2014.

Il numero di recite nel 2014 nella somma delle realtà arrivava a 75 con 8 regioni raggiunte e 20 piazze con un totale di 8.600 spettatori paganti, nel 2015 le recite diventano 91 e nel 2016 diventano 104 con 13 Regioni raggiunte e 36 piazze, con un totale di oltre 12.000 spettatori paganti.

Moltissimi i bandi e premi raccolti in questi due anni di lavoro comune (bando S’Illumina della Siae, Progetto Migrarte del Mibact, Progetto Hangar della Regione Piemonte, progettualità di Fondazione Crt e della Compagnia di San Paolo , solo per citarne alcuni…).

 

E sui social?

Un solo dato da 3500 mi piace del 2014 della pagina Tedacà ai 7200 attuali.

 

Fin qui tutti i traguardi… E le difficoltà?

Grande lavoro sull’identità, sul ragionamento del cosa ci unisce, cosa ci separa, cosa ci differenzia. Come rispettare le identità di ciascuno. E quando si riesce a individuare una strada di differenziazione e rispetto delle identità in un cammino comune di progettualità, come raccontare all’esterno questa strada?

Insomma ti imbatti e rispondi a pensieri che vanno dal “Siete uniti, come fate?” al “ Quindi ognuno si fa i fatti propri e mettete insieme solo i numeri!”.

Inoltre, come si accennava prima, indubbiamente è aumentata la complessità quotidiana del nostro lavoro e del nostro agire. Complessità progettuale, gestionale, amministrativa. E quando cresce la complessità spesso aumenta la fatica. Quando siamo nati nel 2002, era tutto un gioco… e ora con 10 dipendenti a tempo indeterminato, 15 collaboratori in pianta stabile, oltre mezzo milione di euro di bilancio, non è più un gioco. Eppure ricercare ogni giorno “una strada” per far sì che vi sia “ancora gioco in quel che facciamo e viviamo” è fondamentale.

E poi la fatica di accesso al credito. Non è facile raccontare ai propri istituti bancari quello che stiamo vivendo, la profonda e veloce trasformazione e crescita. E così a volte capita che tutto cresce, vinciamo progetti, lavoriamo come matti e prendiamo lo stipendio sempre più tardi. Bisogna dedicare tempo, energia, spazio di racconto e capacità di dimostrare ai propri interlocutori degli Istituti di credito quello che si sta vivendo, progettando, organizzando. Tutto con largo anticipo e con una buona capacità previsionale, e questo lo si impara e apprende (se mai riesci ad apprenderlo) sulla propria pelle e sulla schermata del video del conto che ha sempre un meno davanti. Anche questo è un lavoro, fondamentale.

 

Avete preso parte come testimonial al seminario residenziale ArtLAb 2017 a Taranto e Matera. Quali consigli vi sentite di dare ai giovani che si apprestano a compiere un viaggio imprenditoriale come il vostro?

Vivere tutto come se fosse una sfida aperta, in continua evoluzione, e con la capacità di tenere le porte aperte dei propri luoghi, dei propri progetti, del proprio animo.

E in tutto questo ricercare una strada che possa strutturare e rielaborare la complessità. E, nonostante la complessità, prendersi un tempo sulla ricerca di senso del cosa facciamo, chi siamo, dove vorremmo andare e cosa vorremmo essere. Trovare un tempo per cercare di “mettersi a fuoco” tralasciando quello che va di moda, e concentrandosi sul cosa vogliamo essere, cosa sappiamo fare e cosa ci rende felici. E proprio su questo passaggio giornate intense come quelle vissute ad Art Lab a Taranto e Matera sono state un tempo giusto, in cui fermare il pensiero e riaprire l’ascolto e il confronto ad altre esperienze da cui vedere e riconoscere pezzi del proprio lavoro e della propria identità.

Non bisogna avere paura di dare respiro e possibilità di rinnovamento di idee, obiettivi, strade e persone alle nostre strutture.

E infine per noi una cosa risulta importante e da mettere al primo posto delle priorità del nostro modo di agire, nonostante la fatica e le tempeste: avere cura. Cura delle persone, cura del nostro pubblico, cura dei lavoratori, cura delle relazioni, cura dei luoghi, cura dei progetti… e in fondo anche cura di noi stessi.

 

Tedacà è una compagnia di artisti, di ricerca e sperimentazione attiva sul territorio di Torino. Per informazioni e approfondimenti, scrivere a Simone Schinocca: direzioneteatro@tedaca.it